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Activitat de Linguarte: Cineforum: Folli d'Italia. Visioni oblique nel cinema italiano

ATENCIÓ! Les sessions seran els dies: 13 i 27 d'abril, 11 i 25 de maig i 8 de juny.

PROGRAMA
Un percorso dedicato ai personaggi che abitano il margine: eccentrici, visionari, buffoni sacri, eretici, fragili, comici, politici improbabili. Figure che, proprio perché “fuori asse”, aprono spiragli di verità. Come nella grande tradizione iconografica europea — dal giullare medievale al santo eccentrico, dall’eretico al poeta ferito — anche il cinema italiano ha dato vita a folli che illuminano ciò che l’ordine non vede.
 
Cinque film che attraversano cinque forme di follia rivelatrice: la follia buffonesca, la follia politica, la follia creativa, la follia ferita, la follia eretica. Cinque modi di guardare il mondo da un angolo obliquo.
 
1- Il mostro (Roberto Benigni, 1994)
La follia buffonesca come specchio della società.
Benigni interpreta un uomo ingenuo e stralunato che, per un gioco di equivoci, diventa sospettato di essere un pericoloso maniaco. La sua eccentricità mette a nudo paure collettive, pregiudizi, meccanismi di controllo. Il folle qui è l’unico innocente: colui che, senza volerlo, smaschera la paranoia del mondo che lo circonda.
 
2- Aprile (Nanni Moretti, 1998)
La follia quotidiana come forma di resistenza.
Moretti mette in scena se stesso, oscillante tra politica, paternità, nevrosi, desiderio di fare un film e incapacità di farlo. È un folle lieve, tenero, intellettuale: un uomo che non trova posto nel mondo e proprio per questo lo osserva con lucidità. La sua eccentricità diventa un modo per interrogare la verità pubblica e privata.
 
3- La pazza gioia (Paolo Virzì, 2016)
La follia come ferita e rivelazione.
Due donne, Beatrice e Donatella, fuggono da una comunità terapeutica e intraprendono un viaggio che è insieme fuga, ricerca, confessione. La loro fragilità diventa forza, la loro marginalità diventa sguardo. La follia qui è un varco emotivo: un modo per dire ciò che la normalità non permette di dire.
 
4- Viva la libertà (Roberto Andò, 2013)
La follia come lucidità politica.
Un leader politico depresso scompare; al suo posto arriva il fratello gemello, un filosofo eccentrico e imprevedibile. È lui, il folle, a parlare finalmente con verità, a ridare vita alla politica, a dire ciò che nessuno osa dire. La follia diventa qui un atto di parresìa: la libertà di dire il vero.
 
5- Il nome della rosa (Jean-Jacques Annaud, 1986)
La follia come eresia e sapere proibito.
Ambientato in un monastero medievale, il film mette in scena la follia come minaccia all’ordine: il riso, la conoscenza, il dubbio, la libertà di pensiero. Il folle è l’eretico, il curioso, colui che osa guardare dove non si deve. In questo mondo chiuso e sorvegliato, la follia diventa la forma più alta di intelligenza.
 
TIPUS: ConeixementProfessora: Gisella Tiberio
Del 13 d'abril al 8 de juny
Horari: Dilluns de 17.30 a 20.30 h
13 i 27 d'abril, 11 i 25 de maig i 8 de juny.
Sessions: 5
Preu: 75,00 €
La inscripció s'obre el dimecres 18 de març
Lloc: art.santcugat
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